Delizia al Limone

Ingredienti: 500 gr. di bigné di media dimensione, 250 gr. di crema pasticcera arricchita da due cucchiaini di pasta di limone, 1/4 litro di panna liquida, 2 cucchiai di zucchero, una fialetta di essenza di limone, 1/2 bicchiere di liquore di limone, due scorze di limone grattugiate.
Preparazione: montare la panna con lo zucchero e l'essenza di limone, poi unire alla crema pasticcera e aggiungere mezzo bicchiere di liquore di limone.
Farcire i bignè con metà della crema ottenuta, ricoprirli con l'altra metà della crema e grattugiare su ogni bignè un po' di limone.

Villa Rufolo (RAVELLO)

Risale ai secoli XIII-XIV ed appartenne alla famiglia Rufolo, poi al Confalone, ai Muscettola, ai D'Afflitto e, infine, nella metà dell'Ottocento, allo scozzese Francis Neville Reid.
Il palazzo, a tre piani in stile arabo, ospitò importanti personaggi come il papa Adriano IV ed il re Roberto D’Angiò.
La costruzione è caratterizzata da un’ampia sala, “sala da pranzo” con colonne basse e massicce; sulla sinistra dell’edificio si erge una torre alta 30 metri con arco ogivale, sulla destra, invece, vi è il chiostro racchiuso da archi e ornato con elementi arabi.
Nel bellissimo giardino esotico di Villa Rufolo, Wagner ritrovò il giardino ideale di Klingsor del Parsifal; nella sua terrazza a strapiombo sul mare viene celebrato oggi il famoso Festival Wagneriano.

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POSITANO

Situata alle pendici dei monti Lattari, che la riparano dai venti del Nord, Positano è circondata dal verde del Monte Comune, Santa Maria del Castello, S. Angelo a tre Pizzi, la Conocchia, il Campo dei Galli e Paipo, mentre davanti vi è il mare con una vista che spazia fino a Punta Licosa e Capri; a circa tre miglia dalla costa poi si erge il caratteristico arcipelago de Li Galli, composto da tre isolotti.
Varie sono le leggende sulla sua origine: alcuni credono che a fondarla sia stato Poseidone, dio greco del mare, per amore di Pasitea, sua amata, mentre altri l’attribuiscono ai Fenici oppure ai Picentini.

Anche i Romani giunsero qui e costruirono nei pressi della spiaggia Grande una ricca villa patrizia, ora sepolta dai giardini e dalla Chiesa dell'Assunta. Con la caduta dell'Impero Romano, Positano entrò a far parte della Repubblica di Amalfi, prima Repubblica marinara, ed attraversò un periodo floridissimo grazie al commercio marittimo con gli altri paesi del Mediterraneo. Purtroppo seguirono anche periodi difficili, specie con la dominazione Angioina ed aragonese che vide il territorio più volte esposto alle incursioni prima dei pirati saraceni e poi di quelli turchi; per difendersi da tali attachi furono costruite delle torri di guardia, ancora oggi presenti a Fornillo, alla Trasita ed alla Sponda.
Verso il '700 Positano conobbe un periodo di floridezza, testimoniata dalla presenza di molte ville barocche. Con la conquista normanna nella seconda metà dell'XI secolo iniziò un periodo di decadenza. Nel 1492 Positano fu feudo di Giovanni Miroballo e, in seguito, dei Mastrogiudice e dei Cossa: in questo periodo il territorio di Positano subì diverse devastazioni, mentre carestie, pestilenze e frequenti maremoti provocarono una drastica diminuzione della popolazione.
Nei secoli XVI e XVII le solide e veloci navi di Positano trafficarono col Medio Oriente portando spezie, sete e legni preziosi. In questo periodo vennero costruite le caratteristiche case barocche, che ancor oggi si vedono arroccate sul monte, con i loro terrazzini protesi sul mare.
Nel XVIII secolo, sotto il dominio borbonico, Positano, abbandonata da gran parte dei suoi abitanti, conobbe una fase di tranquillità che durò fino alla fine del XIX secolo.
La parabola ascendente di Positano iniziò nei primi decenni del Novecento: dopo la prima guerra mondiale, Positano divenne meta preferita di artisti e letterati russi e tedeschi che la elessero a loro dimora potendo in essa godere di pace e tranquillità e, dopo la fine della seconda guerra mondiale, pittori, registi, scrittori, ammaliati dalla magica atmosfera, attratti dalla bellezza di Positano, sedotti dallo stile di vita dei pescatori, ristrutturarono casupole, conventi, costruirono ville, crearono rifugi dorati.

Da visitare


L’Isola dei Galli
Distante circa tre miglia da Positano, l'arcipelago de Li Galli é composto da tre isolette denominate rispettivamente: Gallo Lungo, La Castelluccia, La Rotonda. Secondo un'antica leggenda, questo tratto di mare costituiva la sede delle sirene, figure mitologiche metà donne e metà uccello che ammaliavano i pescatori con il loro canto e li facevano naufragare. Sull'isola del Gallo Lungo, che è la più grande, il ballerino russo Leonide Massine nel 1924 costruì una villa, che fu successivamente acquistata da Rudolf Nureyev. In onore di Massine, ogni anno si tiene a Positano il premio internazionale per l'arte della danza.

Gli eventi
Premio Massine in Settembre
Il Premio è intitolato al grande ballerino Leonide Massine, che soggiornò a Positano; si tratta di un evento interamente dedicato alla danza che si svolge sulla spiaggia delle Sirene di Positano, incantevole scenario volto ad accogliere una folla sempre più folta di appassionati. Il premio contribuisce anche a valorizzare i giovani talenti emergenti, segnalandoli all’attenzione della critica e del pubblico

AMALFI

A circa 25 km da Vietri sul mare, percorrendo la statale 163. Secondo la leggenda, la nascita di Amalfi è da attribuirsi ad Ercole, dio pagano, che qui seppellì la sua amata Amalfi per volere degli dei. In base a fonti storiche, invece, questa città fu fondata dopo la morte di Costantino, per opera di alcune famiglie romane che, imbarcate per Costantinopoli, furono travolte dalla tempesta nel golfo di Policastro; qui vi avrebbero fondato una Melphes, l'attuale "Melfi", poi trasferitisi più a nord,

avrebbero preso dimora nel luogo dell'attuale Amalfi, fondandola col nome di A-Melphes. La città marinara compare ufficialmente in una lettera, scritta nel 596 da Papa Gregorio Magno, nella quale si fa riferimento al vescovo di Amalfi; nel testo viene definita castrum, "avamposto difensivo”, in quanto fungeva da rifugio contro le incursioni dei Longobardi di Benevento.
Grazie alle abilità marinare ed al successivo perfezionamento della bussola ad opera di Flavio Gioia, Amalfi divenne un centro economico molto florido in tutto il Mediterraneo e stabilì rapporti commerciali con i popoli vicini, compresi i Saraceni. E’ appunto a questo periodo che risale l’istituzione del codice di diritto marittimo, conosciuto come Tavola Amalfitana.
Solo dopo molti anni gli Amalfitani riuscirono a fondare la Repubblica Indipendente, esattamente il 1° settembre 839; in quel periodo i confini si estendevano fino a Cetara, Positano, compresa l'isola di Capri e l'arcipelago de Li Galli, e verso l'interno, oltre i monti Lattari, fino a Gragnano.
Passata sotto il dominio di Guaimario V, principe di Salerno, e di Roberto il Guiscardo, la città attraversò periodi di profonda crisi: saccheggi, epidemie e distruzioni marcarono la fine della gloria e della potenza di Amalfi. A ciò si aggiunse il periodo della domininazione normanna, che le impedì i commerci con l’Oriente, a causa della politica antibinzantina ed antimisulmana adottata, limitandoi i rapporti economici soltanto ai porti del Sud d’Italia e favorendo così l'incremento di altre attività, soprattutto nel campo dell’agricoltura e dell’artigianato.
Nel giugno del 1807 Giuseppe Bonaparte visitò il regno e, rimasto colpito dalla bellezza dell'intera costa amalfitana, decise di costruire una strada costiera che facilitasse l’accesso dalla capitale Napoli. Iniziata nel 1816, proseguita da Murat, la strada venne inaugurata da Ferdinando II soltanto nel 1854.
Sul finire dell’Ottocento, grazie all’incremento turistico, Amalfi riuscì a riacquistare il suo splendore, diventando il fulcro dell’intera costa, che da lei prende il nome.

Da visitare


 

Il Duomo
La cattedrale domina la piazza principale di Amalfi. Eretto nel IX secolo, ricostruito in stile arabo-siculo nel XIII secolo e poi nel Settecento, conserva molti elementi antichi: il campanile, le porte bronzee realizzate a Costantinopoli (circa 1066) e decorate con figure di Cristo, della Madonna e dei santi Andrea e Pietro, la duecentesca Cappella del Crocifisso, gli amboni ed i candelabri. La facciata policroma è un rifacimento in stile della seconda metà del secolo scorso. La chiesa è a croce latina a tre navate ed è ricca di statue, affreschi e dipinti. Altre splendide opere d'arte sono conservate nella cripta e nella sagrestia.

 

 

RAVELLO

Sorta nel VI secolo, Ravello è situata in uno dei punti di più ampia vista sul golfo, adagiata sul contrafforte che divide la valle del Dragone da quella del Regina.
Le sue origini storiche non sono certe; probabilmente fondata da una colonia romana nel VI secolo, le prime notizie certe su Ravello risalgono al IX secolo quando tutti i centri della costa rientrarono nello Stato amalfitano. I ravellesi cercarono di liberarsi da Amalfi, ma la città divenne poi residenza di patrizi romani, che qui costruirono molte ville .
Nominata come sede vescovile, conobbe il suo splendore tra il X ed il XIII secolo grazie al florido commercio marittimo, alla produzione di lana (la cosiddetta “Celendra”) e di cotone.
Immersa nelle sue bellezze architettoniche e nel suo incantevole paesaggio, Ravello è considerata come la gemma più preziosa della penisola amalfitana, a cui si perviene attraverso una delle strade di più suggestiva bellezza. Per questo motivo essa è stata meta preferita per viaggiatori, intellettuali, artisti, musicisti, come Boccaccio, Wagner e molti altri, che qui trassero ispirazione per le loro opere.
L'abitato conserva ancora il suo aspetto medievale: contorte stradine, ville, chiese dagli stupendi mosaici testimoniano ancora la decisa influenza bizantina ed araba sul romanico meridionale.

Festival di Ravello
Luglio-Settembre

Ravello e le sue ville fanno da sfondo a questo Festival musicale, ricco di concerti di musica classica e jazz. L’ispirazione, che Wagner trovò qui per il suo capolavoro Parsifal, ha fatto si che questo grande artista venga spesso celebrato durante la stagione concertistica ed ha reso Ravello famosa in tutto il mondo come “città della musica”.


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